Consigli per aiutare bambini e ragazzi che si trovano di fronte ad una morte traumatica

Consigli per aiutare bambini e ragazzi che si trovano di fronte ad una morte traumatica

È sempre molto difficile spiegare ai bambini e ai ragazzi i motivi che hanno portato a una morte traumatica, cioè dovute a cause non naturali (incidente, omicidio, suicidio). Anche per noi adulti non è semplice confrontarci con una perdita che avviene all’improvviso e in modo violento; per questo è ancora più doloroso trovare le parole ed i modi “giusti” per parlarne a bambini e adolescenti.

Ma la consapevolezza di queste difficoltà non deve rappresentare un ‘alibi per rifugiarsi nel silenzio che spesso genera nei bambini e nei ragazzi ancora più confusione, angoscia e smarrimento. “Ciò che non è comunicabile non è infatti pensabile e quindi elaborabile

Di seguito alcuni consigli per cercare di gestire situazioni sicuramente delicate e complesse.

I bambini più piccoli (prima delle elementari) non riescono a comprendere completamente la drammaticità della morte in caso di suicidio od omicidio e non fanno distinzione tra le diverse modalità: risentono invece dell’assenza della persona e desiderano solo che ritorni vicino a loro. La consapevolezza del senso di una morte traumatica cresce via via con l’età: solo con il tempo il bambino sarà in grado di capire che la persona si è tolta la vita o è stata uccisa.

Le morti per suicidio sono ancora giudicate in modo severo dalla nostra società: i bambini e gli adolescenti colpiti da questi eventi spesso, come del resto anche i loro familiari, per un senso di vergogna non vogliono che gli altri sappiano come è morta la persona cara, anche se poi gli altri spesso lo scoprono attraverso i media o da altre persone. A volte, invece, sono gli altri a saperlo mentre i bambini direttamente interessati vengono lasciati all’oscuro pensando così di proteggerli.

Per la scuola è una situazione molto delicata da affrontare che richiede sensibilità, delicatezza e precisi accordi con la famiglia. In genere i contatti avvengono con un familiare di riferimento che comunica quanto desiderano i familiari e l’allievo e garantisce aggiornamenti sull’evoluzione della situazione. Gli insegnanti si potrebbero accordare su come e quando intervenire e scegliere un insegnante che diventi punto di riferimento per l’allievo in lutto e la sua famiglia, a meno che la famiglia/lo studente non abbiano loro stessi scelto con quale insegnante preferibilmente confidarsi.

Bambini e adolescenti, in seguito all’evento traumatico, vivono una doppia sofferenza: per la perdita che hanno subito e per il modo in cui, all’improvviso, possono sentirsi diversi dagli altri, talvolta isolati e trattati come se non fossero più gli stessi di prima.

Per i bambini, se c’è un accordo tra famiglia e scuola, i docenti potranno richiedere ad altri genitori di invitare il bambino ad avere dei tempi lontano da casa e dai suoi familiari, per giocare e divertirsi insieme ai propri amici e per farlo sentire come prima parte della comunità scolastica.

I docenti dovrebbero cercare di essere disponibili all’ascolto, nel caso l’allievo voglia parlare di cosa gli è accaduto, senza mai fare pressioni perché si confidi. A volte un abbraccio, uno sguardo dicono molto di più di tante parole.

È bene comunque prestare attenzione a quelli che potrebbero essere segni di disagio manifestati dal bambino/ragazzo che ha subito un evento traumatico: comportamenti aggressivi, giochi violenti, eccessivo isolamento. Di fronte a questi comportamenti sarebbe auspicabile che l’insegnante ne parlasse con la famiglia in modo da decidere la strategia di sostegno più adeguata.

Bambini e adolescenti che sono stati testimoni della morte traumatica e violenta di un familiare si sentono insicuri, impauriti, preoccupati, avviliti e di solito vogliono stare vicino a un adulto che li rassicuri e non li lasci soli.

Il suicidio di un allievo è un evento traumatico e doloroso che sconvolge l’andamento di tutta la scuola ed è responsabilità di questa intervenire, non appena lo si venga a sapere, per sostenere i compagni di classe e gli altri allievi della scuola e far loro capire che non sono soli ad affrontare questo dramma.

Un tale evento non va assolutamente taciuto, ma accompagnato, per evitare la stigmatizzazione, l’eroicizzazione e l’idealizzazione sia del compagno che dell’atto suicida per far sì che, nel farvi fronte costruttivamente, quanto accaduto possa diventare occasione di approfondimento, riflessione e maturazione per tutti.

Gli insegnanti, colpiti essi stessi dall’evento, sono spesso in difficoltà a discuterne con i ragazzi: temono di non essere capaci di gestire l’emergere di considerazioni ed emozioni troppo violente e negative e talvolta possono sentirsi in colpa per non aver compreso il disagio dell’allievo. I ragazzi, invece, saranno rassicurati se si offre loro la possibilità di avere uno spazio nel quale esprimere le loro paure e parlare di un argomento di così forte impatto emotivo, che in genere viene ignorato ed evitato in ambito sociale. È bene che un insegnante ben informato, ancor prima del funerale, parli in classe di quello che è accaduto, aiutando ragazzi a confrontarsi con questo evento così disorientante e usando parole chiare quali¬ “si è impiccato, si è buttato giù dal balcone. È sicuramente meglio che i ragazzi ricevano le informazioni da adulti che le hanno accertate e che sono a loro vicini piuttosto che dalla televisione, dai giornali o da altri studenti della scuola. Durante il dialogo con gli allievi è essenziale aiutarli a esprimersi per elaborare le forti emozioni che sperimentano nei confronti del compagno e dell’atto da lui commesso. Tali emozioni vanno dall’ammirazione ed esaltazione del suo gesto al disprezzo e alla svalutazione, dalla vergogna all’impotenza e alla rabbia e, soprattutto, ai sensi di colpa per non aver capito, per non essere intervenuti, per non essergli stati più vicini. I ragazzi spesso si chiedono il perché della sofferenza psichica, l’infelicità, l’impotenza e l’incapacità di trovare una soluzione ai problemi, il senso di inutilità della vita, la perdita della stima di sé, l’isolamento, i problemi in famiglia, la depressione. Le loro domande vanno accolte e accompagnate perché il bisogno di capacitarsi rispetto a quanto è accaduto è pressante ed è bene chiarire che la morte volontaria del loro compagno non è stata determinata da un’unica causa ma, purtroppo, è legata a un intreccio di condizioni che riguardano tutto il suo contesto sociale e relazionale.

È anche utile decidere insieme, docenti e allievi, come partecipare al funerale, cosa fare in classe del posto del compagno (lasciarlo vuoto o farlo occupare da chi lo desidera o dal suo amico più caro, mettere una foto), come ricordarlo all’interno della scuola (con un minuto di silenzio in ogni classe, un articolo sul giornale interno della scuola, una commemorazione). Sarebbe importante invitare i genitori degli allievi a partecipare ai funerali per stare vicino sia ai loro stessi figli in un momento tanto delicato, sia per stare accanto alla famiglia colpita da un lutto così drammatico.

Inoltre, per contrastare il senso di disorientamento che i ragazzi sperimentano, è importante anche aiutarli a comprendere la crisi che ha condotto il compagno a suicidarsi, segnalando l’importanza di confidarsi con gli amici e/o con persone adulte di fiducia, di cercare un sostegno per gestire le criticità e le difficoltà legate alla loro età, valorizzando la figura del docente e/o dello psicologo della scuola a cui potersi riferire. Può essere utile anche indicare agli studenti le risorse disponibili sul territorio come consultori, sportelli giovani, per ottenere un eventuale orientamento.

Il suicidio di un allievo è la drammatica testimonianza del disagio giovanile e la scuola dovrebbe farsi promotrice di interventi di sensibilizzazione, prevenzione e formazione dei docenti e degli allievi con il coinvolgimento dei genitori e la cooperazione dei servizi esistenti nel territorio.

Si può cercare sostegno e aiuto ricorrendo a:

  • i Servizi Materno Infantili e dell’Età Evolutiva, che si occupano del benessere fisico e psichico e della promozione della salute dei bambini e degli adolescenti, realizzano interventi di orientamento, prevenzione e terapia attraverso i C.I.C (centri di informazione e consulenza nelle scuole medie superiori), i consultori adolescenti e per gli adulti i Consultori Familiari.
  • i servizi di neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza.
  • i dipartimenti di salute mentale finalizzati alla prevenzione, diagnosi e terapia rivolti alla tutela e all’organizzazione di interventi per la salute mentale degli adulti.

Inoltre esiste un progetto che ha lo scopo di offrire alle scuole informazioni, proposte di strategie per la prevenzione del suicidio e la promozione della salute mentale nelle scuole, anche con esempi di buone prassi e strumenti pratici.

Alcune associazioni italiane offrono aiuto per la prevenzione del suicidio:
www.samaritansonlus.org/suicidio.php – numero verde 800860022
www.telefonoamico.it – numero verde 199 284 284
www.prevenireilsuicidio.it
www.apptoyoung.it – applicazione contro il disagio giovanile
Per l’accompagnamento a chi è sopravvissuto al suicidio di un caro: www.soproxi.it