FamiliariLutto in famiglia: quando è importante chiedere aiuto

Quando il dolore per la scomparsa di una persona cara irrompe nella famiglia, è assolutamente normale che per diverso tempo permanga la sofferenza e la fatica  di andare avanti. 

È altrettanto  naturale che, per un certo periodo, il comportamento dei bambini e dei ragazzi possa cambiare e sia necessario sostenerli e seguirli passo passo.

Non sempre si è in grado di comprendere quali emozioni, sentimenti, riflessioni, pensieri, preoccupazioni attraversino i più giovani, ma se viene loro offerto un ambiente sicuro in cui si sentono protetti, capiti e ascoltati, si sta già offrendo un’efficace forma di sostegno. È importante ricordare loro che con l'aiuto e l'affetto di tutti le difficoltà in famiglia potranno essere superate. Tuttavia, se inel tempo le loro difficoltà si aggravano  e subentrano comportamenti scarsamente adattivi, è bene ricorrere all'aiuto di professionisti.

Una morte improvvisa, specie se avvenuta in circostanze drammatiche, può provocare in tutti i membri della famiglia, e di conseguenza anche nei bambini e negli adolescenti, maggiori difficoltà di elaborazione, specie nei casi in cui ne sono stati testimoni. In queste situazioni, per aiutare non solo i giovani ma anche gli adulti stessi a superare ed elaborare l'evento traumatico e a riprendere il cammino di crescita della famiglia e di ciascun componente, può essere necessario rivolgersi a professionisti esperti e farsi sostenere per affrontare il trauma subito.

Alcuni dei segni che, se perdurano nel tempo,  possono allertarvi e indicare che bambini e adolescenti hanno bisogno di un aiuto in più sono:

manifestazioni psicosomatiche: se presentano insonnia, inappetenza, balbuzie, disturbi della pelle, il riaffiorare di immagini del trauma (flashbacks), incubi notturni o sogni molto inquietanti o il peggioramento di sintomi già presenti, come asma, cefalee. I bambini più piccoli possono manifestare comportamenti regressivi come succhiarsi il pollice, enuresi, encopresi, paura del buio, non volere stare o non voler dormire da soli;

cambiamenti psicologici prolungati: se presentano comportamenti abulici, passivi, isolamento e ripiegamento su se stessi, o iperattività con irrequietezza, rabbia, aggressività, o manifestazioni prolungate di pianto, disperazione, ansia;

allontanamento marcato dal gruppo dei coetanei: se, dopo due, tre mesi non interagiscono più con gli amici come facevano prima della morte della persona cara, ad esempio evitando di andare a giocare, rifiutandosi di telefonare, di uscire, preferendo rimanere a casa da soli;

scarsa o assente reazione alla perdita: se non mostrano alcuna o una molto scarsa reazione alla morte del familiare, come se nulla fosse successo, è probabile che stiano usando una quantità eccessiva di energia per coprire, evitare di rimanere in contatto con le proprie emozioni;

cambiamento evidente nel rendimento scolastico e  importanti difficoltà nello studio;

cambiamento significativo nello stato di salute: se improvvisamente bambini o adolescenti che erano di buona salute si ammalano spesso, le loro malattie potrebbero essere una risposta allo stress emozionale;

pensieri di suicidio: se il bambino dice che non vuole più vivere o che desidera morire per raggiungere chi ha perso, oppure se l'adolescente pensa che la vita non abbia più senso e dice che non vuole più vivere è sempre necessario prendere le loro parole seriamente. Anche se questi pensieri non comportano una reale intenzione di farsi del male o di suicidarsi, sono certamente una seria affermazione di dolore ed esprimono un bisogno di maggiore attenzione e sostegno.

Ai più piccoli deve essere detto chiaramente che non è possibile raggiungere chi è morto, fornendo una descrizione di cosa vuol dire morire e, al tempo stesso, riconoscendo le loro emozioni e la loro sofferenza per la perdita della persona amata, aiutandoli a capire che la persona che hanno perso vorrebbe sapere che vivono pienamente la loro vita.

Allo stesso modo, per quanto riguarda i più grandi, si deve vigilare/intervenire rispetto eventuali comportamenti distruttivi, come l'abuso di sostanze (alcol, droghe) e la tendenza a compiere gesti spericolati ed eclatanti. Se si sentono ignorati o il loro dolore viene minimizzato, i ragazzi potrebbero compiere gesti ancora più gravi per ricevere l'attenzione e l'aiuto, di cui hanno bisogno. In questi casi sarà importante proporre un sostegno da parte di un professionista esperto che sostenga l'adolescente e la sua famiglia.

Non bisogna vergognarsi o pensare che essere molto in difficoltà sia una manifestazione di debolezza oppure di comportamenti patologici. I modi a cui reagiamo ad una perdita possono essere molteplici e dipendere anche dalla sensibilità di ognuno, dalla propria storia personale, e dai sostegni che abbiamo intorno. Rivolgersi ad uno specialista, oppure chiedere sostegno alle persone che si hanno  intorno  significa saper riconoscere sia le proprie difficoltà sia il proprio  desiderio  legittimo di stare meglio.