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Il vortice delle emozioni

Quando muore una persona per noi importante ci sentiamo invasi da un dolore nuovo. È un dolore fatto anche di sensazioni fisiche (dolore alla testa, gola stretta, cuore che batte forte, sensazione di non respirare, perdita di sonno e di appetito, profonda stanchezza) e da nuove e potenti emozioni.

In alcuni momenti queste emozioni ci invadono completamente e sono cosi' forti che non c'è spazio per altro. In altri momenti si accavallano dentro di noi e ci fanno sentire ancora più confusi, altre volte invece sono più leggere, sopportabili, ma tutte poi pian piano si placano.

Questa è la normale reazione al dolore per la morte di una persona cara. Qualcuno ha detto che essere in lutto è come essere prigionieri di un vortice. A volte riesci ad uscirne e prendere l'aria, a volte ci ripiombi dentro. Nei primi mesi questa sensazione è molto forte.

Con il tempo uscirai da questo vortice di emozioni . Un giorno ti accorgerai che hai sorriso e che la giornata è stata bella, anche se senti ancora l'ombra del dolore e della mancanza della tua persona. Ti sentirai più forte, anche se diverso da prima, più consapevole, più maturo.

Clicca sul vortice e trova la tua emozione.

Incredulità: “Non ci credo”, “Non mi sembra vero”, “Non è possibile”

Queste sono le frasi che pensiamo nella fase iniziale del lutto, tipiche dei giorni e dei primi mesi dopo la morte di chi ci è caro. Prima la persona è viva, vicino a noi e un attimo dopo non c'è più. La cerchiamo e ci pare che sia nella stanza accanto o che debba ritornare presto a casa, ma non è più possibile. Bisogna pian piano fare i conti con la perdita e l’assenza.

Sollievo: “Fin da piccolo mio padre mi ha maltrattato. Beveva, tornava a casa e picchiava me e mio fratello. Quando è morto ho pensato che nessuno mi avrebbe più fatto del male. Però sono anche triste: mio padre non ci sarà mai più. Non sarà mai un buon padre”. “Non ne potevo più di vedere soffrire mia sorella, stava sempre peggio. Quando è morta ho pensato che almeno la sua tortura era finita, però adesso sono rimasto solo”

A volte c'è un senso di sollievo per la morte di una persona, anche se era una persona importante della famiglia. Forse i rapporti non erano buoni, forse la persona era molto difficile, violenta, aggressiva. Oppure era malata e soffriva. Ci sentiamo in colpa perchè ci sentiamo sollevati. Siamo pero' anche tristi per la perdita. E' normale e giusto provare questi sentimenti.

Paura: “Ho paura di tutto, soprattutto di rimanere sola e di non poter riprendere a vivere normalmente”, “Vado a letto pensando a chi dei miei può ancora morire e piango”, “Che mi succederà adesso? La vita mi fa paura, mi sento bloccato”

La paura ci paralizza e ci fa sentire persi, oppressi, senza speranza : ogni cosa ci spaventa e sembra difficile, impossibile.

Shock: “Non sento niente, come se fossi altrove”, ”Sono confuso, capisco una cosa alla volta”, “Tutto si è fermato, anche il respiro”

Tutto sembra lontano, irreale. Lo stato di shock, subito dopo la morte della persona cara è normale, ci protegge e ci permette di assorbire ciò che è accaduto un po' alla volta.

Negazione: “Sto bene, non c’è problema”, “Faccio la mia vita di sempre, non provo dolore o rimpianti”, “Dopo la sua morte nulla dentro di me è cambiato, tutto procede come prima”

Può succedere che spesso, sia di fronte a te stesso che agli altri, tu dica o pensi frasi come queste. Ed è vero che in certi momenti, più o meno lunghi, ti può sembrare che non stai soffrendo, che non sia cambiato niente e che non ci sia alcuna difficoltà o cambiamento da affrontare. Di solito, questo è un modo per poterti difendere dalla sofferenza e dall’intrusione altrui. Dentro di te però sai che le cose non stanno proprio così. Pian piano col tempo affioreranno tante emozioni e imparerai ad accoglierle e fronteggiarle.

Tristezza: “Non ho voglia di fare niente: nè di uscire con gli amici, nè di stare a casa”, “Passo le giornate con lo sguardo nel vuoto e gli occhi pieni di lacrime”, “Mi pare che non avrò mai piùvicino qualcuno che mi capisce e mi vuole bene”, “ Vorrei solo rivederlo e stringerlo a me ancora un momento”

E' come se una nuvola nera avesse coperto il mondo, si è tormentati dal desiderio di riavere chi abbiamo perso e nulla sembra più interessante e desiderabile.

Senso di colpa: “Se solo avessi detto...”, “Se non gli avessi mentito, se solo avessi fatto...”, “Dovevo almeno dirgli che ...”

E' un rimprovero continuo... ma non c'è più tempo, non si può più porre rimedio a cose dette o fatte. Ci sentiamo in colpa per non averlo capito e amato abbastanza e anche per essere vivi, mentre l'altro non vive più.

Rabbia: “Mi chiedo perchè proprio a me?”, “Prendo a calci il muro per non prendere a calci i miei compagni di classe”, “ Sono così nervoso che spesso sbatto il casco contro il muro”. “Guardo chi ha una vita normale e la rabbia mi invade: il cuore mi batte da impazzire e mi si chiude lo stomaco”

La rabbia è un’emozione normale: viene dal nostro senso di impotenza, dalla paura di non reggere il dolore, di non saper affrontare la perdita. La rabbia abita nel profondo e invade tutto il nostro corpo. Vorremmo sfogarci contro tutto e tutti. Si può provare rabbia anche nei confronti di chi ci ha lasciato perchè ci sentiamo, in qualche modo, traditi e abbandonati.

Disperazione: “Mi viene solo da piangere”, “In alcuni momenti posso solo urlare”, “Mi pare che dentro la mia pancia e la mia testa ci sia qualcosa che mi stringe, che mi travolge”, “Non riesco neanche a parlare”

E' un dolore profondo, inconsolabile, senza speranza. Improvvisamente il mondo ha cambiato colore: è nero, vuoto. L'unica cosa che dà un po' di sollievo è poter piangere e cercare di condividere questo dolore con chi ti può capire.

Vergogna: “All'improvviso sono diventato diverso dagli altri: nessuno dei miei amici ha perso il padre”, “Mi sento guardato e osservato ma nessuno si avvicina a me dopo che è morto mio fratello”

E' naturale sentirsi diversi, incompresi, lontani dagli altri. E’ difficile anche sentirsi oggetto dell'attenzione e dell’imbarazzo degli altri. Ma non c'è nulla da vergognarsi: non sei responsabile di quello che è successo.

Ansia: “Mi chiedo tutto il tempo cosa ne sarà di noi, senza mia madre, e mi pare che non possiamo farcela”, “All'improvviso mi sento fragile, incapace. Tutto mi preoccupa: tornare a scuola, fare i compiti in classe, andare a una festa, incontrare nuove persone”

L'ansia rende la vita più complessa e difficile, perchè tutto fa paura senza la presenza della persona cara e tutto appare più incerto, ci sembra che manchino le sicurezze di prima.

Solitudine: “Nessuno mi capisce, per cui non parlo con nessuno”, “Senza di lei non posso vivere”, “Nessuno mai mi amerà come mio padre”, “Mi sento solo, su un'isola deserta”

Quando scompare una persona importante, il nostro mondo sembra vuoto. Ci sentiamo soli, deprivati della presenza di chi abbiamo amato e anche separati, distanti da chi non condivide la nostra perdita.

Alternanza di emozioni: “ Rido e un attimo dopo piango disperata”, “ Non so che pensare: come posso riprendere a giocare a pallone con un dolore così grande nel cuore?”

Ci sono momenti in cui sembra che tutto sia normale, si scherza, si ride, si fa la vita di sempre. Poi torna il dolore e il pensiero va a chi manca. L'assenza fa male. E ci si sente confusi, stupiti di tanti rapidi cambiamenti dentro di sè.

Ripresa e accettazione: “Ora mi sento meglio, sono cresciuto e ho ripreso a vivere anche se la persona a me cara non è più vicina a me”

A un certo punto ti accorgi che le cose sono cambiate. Ti sei abituato a vivere con l'assenza di quella persona. Il dolore c'è ancora anche se meno forte di prima. Tutto è diverso ma non ti senti più perso, spossato e angosciato come all'inizio. La vita continua, ricca dei ricordi e delle esperienze vissute con chi hai perso. Un giorno ti accorgerai che hai accettato quello che è successo e che pensi con positività al tuo futuro.

Smarrimento: “Mi sento senza punti di riferimento, incerto su come reagire, cosa fare”, “Ora che non c’è più, non so a chi rivolgermi, con chi confidarmi”

Lo smarrimento e l’incertezza sono difficili da reggere, non si sa come procedere. E’ come perdere la bussola, per un po’ di tempo non si sa dove dirigersi e cosa ci aspetta, poi pian piano si riprende il cammino e si riscoprono le proprie risorse e si costruiscono nuove relazioni.

Nostalgia: “Era così bello passare le vacanze insieme, non è più la stessa cosa”, “Come vorrei che mio padre fosse qui con me”

La nostalgia la si prova quando emerge il ricordo della persona che non c'è più e quando con rimpianto si ripensa alle esperienze vissute insieme nel passato.

Malinconia: “Mi sento così triste e avvilita, senza speranza di potermi riprendere”, “La mia vita senza di lei non ha più senso, non ho perso una parte di me, ho perso tutto”

La malinconia è uno stato di avvilimento, di tristezza, che può permanere a lungo nel tempo. Il dolore della perdita è sempre vivo, costante, non ci lascia mai. Ci si sente privi di quella persona che era molto importante e di cui non riusciamo a colmare l’assenza.