FamiliariDa due a sei anni

In questa fascia di età i bambini pensano alla morte come a qualcosa di reversibile, credono che la persona morta possa magicamente tornare in vita, non c'è un confine netto tra la vita e la morte. Un bambino di 3 anni, avendo sentito che un amico dei genitori è morto ed "è andato in cielo", ha commentato: "Andiamo a riprenderlo, possiamo salire con un palloncino e lo riportiamo giù". Ma non si può generalizzare, come dimostrano gli esempi che seguono: un bambino di 5 anni, a chi gli ricordava che la nonna era morta e non poteva partecipare alla sua festa, ha risposto meravigliato “ma la nonna è ancora morta?”, mentre un altro, sempre di 5 anni, ha detto “il papà è morto, non può più ritornare" e un altro ancora, con la naturale predisposizione ad indagare che hanno i bambini, ha chiesto “ma se va in cielo, perchè lo mettono sotto terra?”.

Talvolta i bambini, a causa del pensiero egocentrico e magico che caratterizza l’infanzia, possono pensare che la morte sia dipesa da qualcosa che loro hanno detto o fatto e che le loro parole, pensieri o azioni potrebbero far rivivere la loro "persona speciale”: "Non farò più arrabbiare la mamma, così sarà contenta di ritornare".

Devono per questo essere rassicurati, a volte anche ripetutamente, che non è colpa loro se il genitore o altra persona importante è morta.

Nel processo di adattamento alla perdita i bambini hanno bisogno di spiegazioni chiare, dirette e semplici. Ad esempio, è meglio dire che la persona è "morta” e il perchè è morta piuttosto che usare espressioni ambigue come “è partita per un lungo viaggio”, “si è addormentato”, "è in ospedale", “Gesù lo ha preso”, che possono destare confusione e ulteriori preoccupazioni.

È bene accompagnarli nei ragionamenti che fanno, rispondere alle loro domande quando ad esempio si chiedono: “dove è ora quella persona, cosa mangia, dove dorme, se li vede....?”. È bene dare risposte congruenti alle proprie credenze e non aver paura di ammettere che non lo si sa perchè per tutti la morte resta un grande mistero. È bene sapere che i bambini ascoltano tanto quanto possono accogliere e padroneggiare e che hanno bisogno che le spiegazioni e le risposte siano ripetute più volte, perchè se ne approprino.

In alcuni casi i bambini potrebbero esprimere il desiderio di morire per raggiungere il genitore scomparso oppure possono sviluppare la paura di morire loro stessi o qualche altro componente della famiglia. Per questa ragione possono entrare in ansia quando i propri cari sono fuori casa temendo un incidente, o quando sopraggiunge una qualche malattia, anche la più lieve. In queste occasioni hanno bisogno di rassicurazione e di spiegazioni con parole semplici, ripetute anche più volte.

Non è raro a questa età regredire a stadi di comportamento precedente: ad esempio, bagnare il letto, richiedere la copertina, ciucciarsi il pollice, diventare più dipendenti e timorosi di rimanere soli. In questo periodo di vita i bambini sono particolarmente bisognosi dell'aiuto, della vicinanza e della comprensione dell'adulto. Siate perciò tolleranti, comprensivi e fiduciosi: col tempo, una volta che la vita in casa riprenderà il suo corso, queste reazioni potranno sparire.

Uno degli aspetti più difficili del lutto in questa fascia d’età è la riproposizione reiterata delle stesse domande, che nasce dallo sforzo dei bambini di venire a patti col senso della perdita. Ripetere le stesse domande non significa che le risposte non sono state adeguate, molto spesso rivela il bisogno del bambino di rassicurarsi e di consolidare l’informazione ricevuta.

Può essere utile leggere con loro libri in cui ricorre il tema della perdita e parlare della morte attraverso il disegno, la drammatizzazione, il gioco. Le attività proposte nel sito danno loro l’occasione di esprimere le loro paure e le loro emozioni: in questo modo li si aiuta a sopportare il peso della mancanza della loro “persona speciale”.