Ragazzi

Cosa ha aiutato altri ragazzi come te a stare meglio

“Mio fratello era morto da sei mesi ed eravamo ormai in estate, con le vacanze che si avvicinavano. Di solito andavamo sempre dai nonni, in montagna, ma quell'anno non se ne parlava. Un giorno papà ha detto “domani partiamo, preparate le valigie. Andremo dai nonni, come sempre”. E cosi', abbiamo preso la macchina e siamo partiti. Ma ci abbiamo messo una settimana per arrivare. Con la macchina andavamo piano, ci fermavamo in piccoli paesi, girovagando per le campagne ci fermavamo ad osservare la vita degli altri. Dormivamo dove capitava, in un campeggio, una volta, a casa di amici in un'altra città l'altra. Non avevamo un progetto e ci sentivamo “sospesi” tutti e tre. La nostra vita era cambiata, violentemente, con quell'incidente in cui mio fratello era morto. Quella settimana a zonzo, in silenzio, senza mèta, ci ha restituio il senso di quanto ci sentivamo persi senza di lui. Per me è starto il momento in cui ho capito davvero quanto era grave quello che era successo. Penso sempre a mio padre con gratitudine per essersi lasciato andare cosi', per averci aiutato a capire, anche senza parole. Poi, arrivati dai nonni, siamo tutti riusciti a parlarci. Come se il ghiaccio si fosse sciolto.”

 

Laura, 19 anni

“Qualche mese dopo la morte di papà, un giorno mamma è tornata con dei barattoli di vernice. Questa cucina, ha detto, in cui passiamo tanto tempo, la vorrei più allegra. E cosi', tutti e tre abbiamo ridipinto il tavolo e le sedie di colori brillanti. Io ho fatto la mia sedia rosa con dei pallini vuola. Poi abbiamo dipinto anche altri picolo mobili, un comodino, un tavolino basso in camera mia e di mio fratello. Ci sembrava un gioco. Un bel gioco. La casa era cosi' diversa con quei mobili colorati, che quasi sembrava un'altra. Solo anni dopo ho capito che dovevamo fare quel passo per dirci quello che non potevamo dire: che la nostra casa, senza papà, era diversa, ma che volevamo fare della nostra vita e di tutta quella sofferenza qualcosa di bello comunque. 

Francesca, 18 anni

Quando sono tornata a scuola avevo paura di non farcela. La professoressa di matematica mi conosceva bene e ha capito quanto sforzi facevo e quanto ero disperata. Con lei riuscivo a parlare un po', ma non tanto. Poi, un giorno, è stata proprio lei a presentarmi un'altra sua allieva, dell'altra sezione. Si chiamava Stefania e, come me, aveva perso suo fratello in un incidente di motorino. Con Stefania ho fatto subito amicizia. Solo con lei ho potuto parlare di tante cose. Siamo diverse, ma ci capiamo sulle cose che contano, su questa esperienza che ha cambiato la nostra vita. E' importante potersi confidare con chi ha avuto un dolore simile al tuo. Io lo consiglio a tutti: almeno, ti fa sentire meno solo”. 

 

Marina, 17 anni

Qualche mese dopo che mamma è morta, un giorno, io e mio fratello abbiamo trovato due gattini dietro un cassonetto. Erano piccoli piccoli e indifesi. Erano così dolci. Li abbiamo portati a casa e anche mamma li ha adottati. Poi, per Natale, è arrivato Bracco, il cane che mamma ci aveva promesso e che non aveva fatto in tempo a darci. Quei tre cuccioli sono diventati il centro della casa e dei pensieri di tutti. Io ogni tanto mi ritrovavo abbracciato a Bracco a piangere. Lui silenzioso mi leccava la faccia. Quello che non riuscivo a dire, lo potevo dire a lui. Ho sentito anche mio fratello confidarsi con i gattini, tenero con loro quando con noi era chiuso e severo. Con i gattini ancora piccoli ma buffi e giocherelloni ritrovavamo la forza di ridere. Ogni tanto penso che solo attraverso di loro siamo riusciti a tirare fuori l'amore per mamma e la forza e la solidarietà lche c'era nella famiglia”. 

Giovanni, 16 anni