FamiliariDa sei a nove anni

In questa fascia d’età i bambini cominciano ad avere la consapevolezza della morte come qualcosa di irreversibile che accadrà a tutti gli esseri viventi, ma hanno le idee ancora confuse a riguardo. Un bambino di sei anni e mezzo, di fronte alla salma di un anziano zio, avendo sentito che nella bara c'era soltanto il corpo fisico e che l'anima era volata in cielo, ha subito proposto:" andiamola a riprendere così poi può vivere e muoversi di nuovo".

Alcuni bambini mostrano curiosità e preoccupazioni rispetto alla morte formulando domande del tipo: "Perchè è morta, soffre molto, cosa mangia, dove dorme o cosa succede col passar del tempo a una persona morta?". Queste domande sono naturali ed è opportuno dare spiegazioni chiare e veritiere: "il corpo della persona morta non ha più sensazioni di dolore, di paura, non soffre e non ha più né fame, né sete, né freddo".

I bambini, che vanno oltre la situazione contingente e cercano di farsi un’idea di un evento che sentono importante e grave, generalmente chiedono a qualcuno dei familiari: “morirai anche tu?”. E ‘ delicato rispondere perché da un lato è bene non mentire ai bambini e dall’altro è bene rassicurarli per non alimentare allarmismi e preoccupazioni rispetto alla sorte delle persone che si prendono cura di loro e a cui sono legati.

C’è una frase che una famosa psicanalista francese, F. Dolto, suggerisce, come risposta,: “sì, si muore quando si finisce di vivere”. Risposta che corrisponde alla realtà, ma insieme pacificante perché lontana nel tempo.

In alcuni casi la persona che è morta può apparire ai bambini come qualcosa di pauroso, mostruoso o come uno spirito che viene a rapirli, ed è bene in questi casi farli esprimere, ascoltare ciò che pensano e spiegare che ciò che temono non è reale, che nessuno spirito li porterà via, ma che le persone semplicemente smettono di vivere. E’ importante non lasciarli soli con queste fantasie e timori ed offrire la possibilità di esprimere e condividere con gli adulti le loro preoccupazioni, i loro pensieri negativi e, eventualmente, i loro incubi, rassicurandoli e spiegando che quello che provano è naturale dopo la perdita di una persona cara e che anche i grandi sperimentano difficoltà e paure.

Per favorire il dialogo senza forzarlo è molto importante prima di tutto ascoltarli e capire cosa pensano della morte e del dopo morte. I bambini riconoscono che il corpo “è sotto terra e non può ritornare a vivere”, quando questo viene detto loro con chiarezza da familiari e insegnanti, mentre formulano ipotesi diverse rispetto a cosa succede a chi muore e all’al di là. Esperienze nelle ultime classi della scuola primaria dimostrano che i bambini a quest’età sono in grado di esprimere diverse teorie in coerenza con le credenze della famiglia di appartenenza: “dopo la morte si rinasce, l’anima si incarna in un’altra persona”, “vivi un’altra vita non in questo mondo ma da un’altra parte dove non si muore”, “l’anima è una sola, è infinita e noi ci stiamo tutti dentro, c’è un’anima più grande che contiene tutte le altre”. Altri invece dicono di non sapere se l’anima esiste o meno e dove possa stare e che “per scoprirlo c’è un solo modo: aspettare quando muori”.

A questa età, in seguito a un lutto importante, possono insorgere disturbi o malesseri fisici, ad esempio mal di pancia, mal di testa, insonnia, che sono considerate somatizzazioni di sentimenti ed emozioni inespresse. Sono reazioni comuni ma è importante, per tranquillizzare i bambini, aiutarli a dare un nome e riconoscere le emozioni, i sentimenti e le preoccupazioni che provano.

I bambini di questa fascia d'età possono avere anche difficoltà ad esprimersi verbalmente, molti si richiudono in se stessi, sono tristi o diventano insicuri, dipendenti o aggressivi per vincere le loro difficoltà e il loro senso di impotenza. Evitate i consueti cliché: "Sei un bambino così forte, ormai sei grande, devi essere forte”. I bambini lo interpreteranno come un invito a non piangere, a non rivelare le loro emozioni, mentre hanno bisogno che voi, o altre persone che contano nella loro vita, li autorizzino e li aiutino a esprimere quello che provano. Inoltre per dar loro un senso di sicurezza è bene cercare di ripristinare la loro routine abituale e informarli di eventuali necessari cambiamenti, in modo di garantire la continuità col passato e la prevedibilità del futuro.