FamiliariDa nove a tredici anni

A questa età i bambini sono consapevoli del fatto che la morte è una cosa definitiva e universale ed anche delle ripercussioni che avrà nella loro vita futura. Sono in grado di capire la morte sia come fatto concreto che come astrazione. Hanno maturato la capacità di pensare a lungo termine e possono quindi valutare le conseguenze di un’assenza significativa non solo nell’immediato, ma anche nei mesi e anni a venire, quando traguardi e occasioni importanti non si potranno condividere con la persona che non c’è più. E questo spesso acuisce la loro sofferenza.

Mi è mancato tanto mio padre quando ho cominciato a vincere le prime gare di scherma, sarebbe stato così contento, anche quando ho incominciato a frequentare la scuola media, con compagni e professori nuovi e sconosciuti, lui mi avrebbe dato coraggio ad affrontare quella nuova esperienza”. Paolo

La perdita di una persona significativa costringe i bambini a fare i conti con forti emozioni negative che, a causa della loro immaturità, faticano a gestire. Per questo, non raramente ci possono essere cambi di umore, un avvicendarsi di sentimenti positivi e negativi, scatti di rabbia o momenti di disperazione e di isolamento. Bambini e ragazzi necessitano di un ascolto attento e partecipe e della rassicurazione che questi ingorghi di emozioni sono normali dopo un lutto.

La morte di una persona per loro “speciale” può farli sentire diversi proprio nell’età in cui vorrebbero essere come tutti gli altri, più strettamente legati ai coetanei e meno dipendenti dalla famiglia.

Non voglio dire ai miei compagni che il mio nonno prediletto è morto all’improvviso e non voglio far vedere che soffro, non capirebbero il mio dolore. Mi sento così diverso da loro e anche sfortunato. Solo a casa ne posso parlare, ma poi devo sostenere mia madre, che quando ne parlo non fa che piangere, sta soffrendo tanto”. Mario

L’ho voluto dire alle mie due amiche più care ma dopo ero imbarazzata ad essere al centro delle loro attenzioni. Vorrei continuare ad uscire con loro per distrarmi, per divertirmi, per dimenticare un poco quello che è successo, senza pensare sempre a mia sorella. Anche a casa vengo molto seguita, sono preoccupati che possa soffrire troppo”. Flora

I vissuti di questi due ragazzi possono far comprendere l’imbarazzo e le difficoltà che i giovani vivono: da un lato hanno bisogno di attenzione, ascolto, sostegno, senza però essere troppo appesantiti dal dolore e dalle preoccupazioni che si vivono in famiglia; dall’altro, di riprendere la loro vita di sempre ed essere liberi di frequentare gli amici, di uscire con loro e divertirsi.