BlogNon mi ero accorto che mio padre fosse morto

Abbiamo visto uno spettacolo teatrale che ci ha colpito perchè raccontava della morte di un genitore, della vita di un figlio, della sua famiglia e del futuro così abbiamo chiesto all'autore che è anche l'attore protagonista di scriverci un post che descrivesse come mai per lui è stato così importante raccontare il suo dolore e lui ci ha risposto così...

 

Non mi ero accorto che mio padre fosse morto “Quasi quasi faccio un salto da papà”. Sono in macchina vicino al suo negozio: gli vado a fare un saluto. Vado per girare ma mi fermo di colpo. Ma dov’è che vado: papà è morto.
Al posto della sua macelleria storica ora c’è un compro oro. Avevo 17 anni quando se n’è andato e credo di poter dire a questo punto che non me n’ero mai accorto prima di ora: dentro questa macchina, per andare a salutare un padre che non c’è più da 20 anni. Eppure… anni passati, subito dopo la sua morte, a combattere con la depressione, con qualche incontro con lo psicologo, con collage di fotografie, ma niente, la porta è chiusa e dietro la porta c’è la realtà dei fatti: tuo padre se n’è andato una notte in un ospedale mentre tu dormivi a casa. Senza saluti. Senza abbracci. Senza dire magari: “oh! Scusa per quella volta che ti ho risposto male!”. Il momento dei compiti di scuola, nel pomeriggio, per me durava veramente pochissimo: un 30 minuti se proprio avevo tanti compiti. Il mio segreto? Semplice: copiavo. Non riuscivo a smettere di guardare quel pianoforte. Niente, dovevo alzarmi dalla scrivania, sedermi davanti a suonare. Mentre suonavo, se lui era in casa, si sedeva sulla poltrona, appoggiava la testa al muro e chiudeva gli occhi e mi ascoltava dalla cucina. Così racconta mia madre che invece ad un certo punto si arrabbiava e mentre veniva verso camera mia diceva: “ma quando li fa i compiti!”. Ed allora lui rispondeva: “lascialo fare… lascialo suonare…”. Quella passione appena nata, nel tempo, è diventata parte sostanziale della mia vita. Un giorno, non so come e non so perché, prendo una decisione: voglio portare in scena la storia di mio padre. E’ in quel giorno, posso dirlo con certezza, che ho iniziato a rendermi conto che mio padre era morto. Forse mi è venuto tutto in mente appena svoltato con la macchina, 20 anni dopo la sua morte, perché volevo andarlo a salutare. Forse è lì che ho iniziato a raccontare la sua storia. Lungo tutto un anno inizio a chiedere notizie su di lui a mia madre e a mio zio, suo fratello. I ricordi che hai di una persona cara se è morta son più o meno sempre gli stessi perché non possono aumentare. Quello che puoi fare è farti regalare, da chi ha conosciuto quella persona, altri ricordi, ed aumentare così il tuo bagaglio. E costruisco pian piano tutto quello che mi serve per raccontare la storia di mio padre. Ma raccontare una storia di un uomo non è r accontare la storia di un uomo. Piuttosto è inventare. La memoria, attraverso la narrazione, non è mai completamente un riportare in luce fatti realmente accaduti. Narrare è quell’arte splendida che è stata regalata all’uomo per permettergli di superare le sue difficoltà - o festeggiare le sue gioie - attribuendogli contenuti frutto di invenzione, di quella invenzione che salva. Quella stessa creatività che è alla base delle leggende e, soprattutto, dei miti. E’ così che è nata per me: Macelleria F.LLI Saccucci, la storia di un macellaio che voleva essere un cowboy. Ma, forse, la storia di un figlio che fa finta di essere il padre. Non posso svelarvi la fine della storia. Ma posso dire che è un inizio: quella di un figlio che fa pace con la morte di suo padre.

 

Simone Saccucci

 

 

Commenti

Ho fatto la maturità  l'anno scorso e mio padre era morto da pochi mesi. Non gli ho potuto dire che bel voto ho preso e so che lui ci teneva tanto alla scuola. Quando mi svegliavo o ero distratto sentivo la voglia di andare di là e dirgli ehi pà, lo sai come è andata? sei contento? Ma poi ecco il vuoto, lui non c'era più. Ancora adesso, ogni volta che mi succede qualcosa di bello, come una buona partita della nostra squadra, il primo pensiero che ho è glielo dico, sento che ne pensa. Non riesco ad abituarmi a pensare che non è più con noi. Simone lo capisco bene, pero' io non ci riesco a parlare di mio padre con nessuno. Penso anche che i miei amici sarebbero imbarazzati se io inizio a raccontare di lui. Loro il padre ce lo hanno. Posso dire che mi manca tanto. Mi manchi papà...

Grazie per la tua testimonianza, aver scritto di tuo padre in questo blog già è un inizio per poter condividere i tuoi pensieri. In questo spazio protetto, come potrai leggere negli altri commenti si può vincere l'imbarazzo perchè prevale il bisogno e il desiderio di raccontare un dolore per la perdita di qualcuno di caro con quanti possono aver vissuto la medesima esperienza e così non sentirsi mai soli.